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SPOSINI TESSUTI UMBRI DI SPOSINI CARLO & C. SNC |

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I modelli ornamentali |



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“Aquila” Nobiltà, divinità e orgoglio: per i greci rappresenta Zeus, per i romani è l’emblema dei trionfi di Roma. Plinio il Vecchio sostiene nella “Naturalis Historiae” che è l’unico volatile capace di fissare a lungo il Sole al quale espone anche i suoi piccoli: coloro che ne sopportano il bagliore accecante vengono nutriti, gli altri sono cacciati dal nido. Nell’iconografia cristiana simbolo dell’Evangelista Giovanni, sotto l’imperatore Costantino identifica Cristo, “aquila Christus” che dischiude il regno dei cieli, eleva il pensiero degli uomini dall’immanenza, dagli dei “falsi e bugiardi” alla trascendenza.
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“Cervi” “Come la cerva anela ai rivi d’acqua, così l’anima mia a Te anela, o mio Dio“ (salmo 42); la cerva attinge a fonti di acqua pura, simbolo dell’anima che anela al Signore. Nel Cantico dei Cantici (8,14) il diletto incitato a fuggire, imitando “il cerbiatto sui monti degli aromi’’, rappresenta l’anima invitata a fuggire il peccato. |
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Il Grifo Animale fantastico di antica origine, nato dalla fusione del leone che regna sulla terra e dell’aquila dominatrice del cielo, il cui significato simbolico è legato alla natura ipostatica del Cristo, Dio e Uomo. Il corpo leonino da quadrupede terrestre del grifone rappresenta, nel pensiero medievale, la Materia mentre la forza che domina, la testa dell’aquila, è lo Spirito. Partendo da questa riflessione, i commentatori medievali hanno visto in questo animale il simbolo della saggezza cristiana e della forza di Cristo. Dante parla dell’«animale dalla doppia natura» le cui «ali si estendevano al di là della vista» (Purgatorio, Canto XXIX) |
“Draghi”.Aspetto fiero ed altero, affrontanti, con testa di sauro, ali, coda e zampe poderose; animali fantastici tipici della cultura cinese, simbolo di fedeltà. Nel medioevo identificano la fazione ghibellina, per i cristiani simboleggiano quindi il male. |
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Donna Jacopa de’ Settesoli, moglie del potente romano Graziano Frangipane, fraterna amica di Francesco, recandosi al capezzale del Santo, “aveva portato un panno color cenere, con cui coprire l’esile corpo del morente, molti ceri, una sindone per il volto, un cuscino per il capo, e un certo piatto che il Santo aveva desiderato; insomma tutto ciò che l'anima di quest’uomo aveva richiesto, Dio l'aveva suggerito a lei”. Il drappo in cui emergono fiere affrontate, tra palme e fior di loto, è oggi conservato, come reliquia, nel Tesoro della Basilica di Assisi.
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“Settesoli”“Nam cinerei coloris pannum, quo recedentis corpusculum tegeretur, cereos quoque plurimos, sindonem pro facie, pulvillum pro capite, et ferculum quoddam quod sanctus appetierat detulit, et omnia quae viri huius optaverat spiritus, suggesserat Deus.” Tommaso da Celano, 1252, Tractatus de miraculis Beati Francisci, CAP. VI-38 |

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“Pavone” In Oriente è simbolo del Sole che nasce ogni dì all’alba e muore al tramonto, ά e ώ, per lo splendore della sua coda che si dispiega a mo’ di ruota celeste. Sant'Agostino, vescovo di Ippona, dottore della Chiesa, nel trattato "De civitate"-Sermone XXXVII, descrivendo un suo viaggio in Etiopia, sostiene che la carne del pavone non subisce corruzione. Assurge così a metafora della resurrezione, della vita eterna, del rinnovamento spirituale mediante un’iconografia rafforzata da calici eucaristici, fonti zampillanti acqua, grappoli d’uva, gigli, alberi della vita, essenze varie con cui avidamente si disseta per ritornare puro come Dio lo ha creato e tendere al cielo, meta ultima del terreno “transitus animae”.
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” Dametta” e “Occhio di Pernice” |
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Antichi motivi geometrici di origine araba importati nel Medioevo da audaci mercanti che, attraverso grandi vie carovaniere già percorse da Greci e Romani, raggiungevano le estreme propaggini del mondo allora conosciuto. Alla fine dell'Ottocento, le tovaglie più eleganti sono in lino, in cotone o in canapa, candeggiate sul prato alla luce del sole. Con l’invenzione della “jacquard”, ad opera dell’omonimo ingegnere francese, riscuotono nuova fama tovagliati e tessuti per l’arredamento, arricchiti di decori geometrici a “dametta”, a “occhio di pernice”, a “grana di riso”, ecc.
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Narra la leggenda che un mendicante bussò al convento delle Derelitte; una brillante suora, colpita dallo strano telaio che egli portava seco, l’ebbe in prestito ed elaborò un tessuto in cui si alternavano ripetitivi colori sgargianti in un motivo a zig zag, appuntito, asimmetrico, che ben presto si diffuse in ambito ecclesiastico e nelle abbienti famiglie perugine. La “Fiamma perugina” ha origine nel XIII sec. e, durante il Rinascimento, rappresenta Perugia nel panorama tessile europeo. Cade in oblio fino al 1894 quando torna in auge per interessamento di alcuni nobili perugini ma, tra alterne vicende e fortune, la produzione cessa definitivamente negli anni settanta del XX sec. Carlo Sposini ha attualmente modificato un telaio ottocentesco per riprodurre il tessuto “Fiamma di Perugia” in base a ricordi della propria infanzia quando, fornendo lana a taluni tessitori in “Corso Vannucci”, si soffermava ad osservare quegli abili artigiani che manovravano complessi macchinari. |
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I motivi della tessitura risalgono al Medioevo; subiscono influssi della cultura araba, veicolata dai Crociati in movimento verso Costantinopoli e Gerusalemme. Dopo i secoli bui successivi alla Caduta dell’Impero Romano d’Occidente, il “corridoio bizantino” collega l’Esarcato di Ravenna a Roma, sede del Pontefice, unica, salda autorità dopo la disgregazione dell’Impero medesimo. Le popolazioni scampate ad epidemie, carestie e saccheggi si stringono intorno a pievi e castelli ove fiorisce un’economia di sussistenza scandita, nel lento avvicendarsi delle stagioni, dal lavoro nei campi e dalla “battitura” del telaio.
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“Fiamma di Perugia” |
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SPOSINI Tessuti Umbri |
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Uccellini Gli uccelli riscuotono ampia attenzione nel bestiario medievale. Nei trattati d’alchimia assurgono a simboli fluttuanti tra cielo e terra, traghettatori tra immanenza e trascendenza assumono, nella mitologia e in varie religioni, valore ψυχοπομπóς. Rappresentati nelle tombe etrusche, mezzo di divinazione degli antichi sacerdoti umbri, gli uccelli affrontati rispecchiano il dualismo umano che l’uomo domina per librarsi libero nel cielo, fiducioso che dopo la tempesta giunge la quiete, dopo il tramonto l’aurora.
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